Isola Bisentina sul Lago di Bolsena: Entrata nel Misterioso Mondo di Agarthi

All’alba dei tempi i tre fratelli Zeus, Poseidone e Ade sconfissero i Titani, loro genitori, e si divisero il creato: i cieli e gli oceani ai primi due, il regno dei morti, con l’inganno, al terzo.

Osiride, in greco Busiris, proviene da Dedu. A Menfi spodestò Sokaris e ad Abidos divenne il signore del regno dei morti. Raffigurato come una colonna spezzata nel punto del capitello.

Dio dell’ordine naturale, accompagnato da Anubis e dalla coppia Up-Nat, unificò la IX provincia che prese il nome di “Casa di Osiride” ,oggi nota come Abusir.

Il Tau, in Egitto, era un tavolo a forma di “T” (molti esemplari sono stati trovati nelle gallerie dei templi), ove venivano legati gli iniziati, lasciati per tre giorni e tre notti in un sonno profondo, chiamato “Sileam”; sonno che permetteva al loro spirito di parlare con gli Dèi e visitare il mondo dell’Ade. Era un’usanza comune con l’Islam, ove l’iniziato veniva lasciato in una cripta di un tempio o in una grotta sotterranea. In Egitto lo si poneva nel sarcofago della camera del re della Grande Piramide, dove veniva iniziato da Osiride e da Thot, dio della sapienza.

Si dice che negli antichi riti egizi si trovino le radici dei riti Massonici e dei Templari, risalenti fino alla storia di Hiram Abif e i segreti della tecnica di costruzione.

Gli spagnoli parlano di sessanta giorni e sessanta notti di pioggia incessante. Dopo il Diluvio, Viracocha si stabilì nell’isola sul lago Titicaca e plasmò gli uomini d’argilla e vi soffiò dentro la vita, insegnò loro il linguaggio e le scienze, i costumi e li distribuì nel mondo volando da un continente all’altro. Si diresse poi a Tiahuanaco; da qui inviò due emissari a ovest e a nord. Lui prese la strada per Cuzco. Sopra una carta geografica possiamo tracciare la cosiddetta “Rotta di Viracocha” che passa da Pukara, città distrutta dalla caduta di un fuoco dal cielo, come avvenne per Sodoma e Gomorra. Pukara è equidistante sia da Tiahuanaco che da Cuzco.

Agarthi: un mistero tra leggenda e destino

Agarthi (detto anche, a seconda delle varie traslitterazioni, Aghartta o Agartha o Agharti, con significato di “L’Inaccessibile”) è un regno leggendario che si troverebbe  all’interno della Terra, descritto nelle opere dello scrittore Willis George Emerson (1856 – 1918): il concetto su cui si basava Emerson era legato alla teoria della Terra Cava ed è un soggetto popolare soprattutto nel campo dell’esoterismo.

Negli ultimi tempi la teoria della Terra cava, ospitante nel suo interno vita minerale, vegetale, animale ed umana, è stata contestata da più parti per la sua inconsistenza scientifica. Ad una attenta analisi ci si accorge però che in Europa, già dal XVII° secolo, era iniziato uno studio serio ed inoppugnabile per opera dell’inglese Edmond Halley. Egli è stato il grande pioniere scientifico della Terra cava, nonostante oggi sia noto in tutto il mondo come lo scopritore della cometa che ancora porta il suo nome. Nacque ad Haggerston nel 1656, nei pressi di Londra. Iniziò, giovanissimo, gli studi celesti e a vent’anni intraprese lunghi viaggi nell’emisfero sud per stilare un catalogo delle stelle boreali.

Risalta soprattutto la sua opera pionieristica nello studio della Terra, a riguardo della quale propose una teoria strabiliante.

Formulò un’ipotesi incredibile: era possibile la presenza di più poli magnetici.
Da questa ipotesi si poteva risalire alla struttura della Terra come costituita da un involucro esterno e da un nucleo interno separato. Tali geoidi concentrici possedevano ognuno il proprio asse di rotazione con i rispettivi poli magnetici Nord e Sud. I suddetti assi però dovevano essere leggermente inclinati l’uno rispetto all’altro. Si poteva spiegare inoltre, ammettendo una leggera differenza nella velocità di rotazione, il lento spostamento della posizione del polo Nord, in quando i diversi poli, nel loro movimento, cercavano di agganciarsi l’uno con l’altro.
A questa conclusione Halley arrivò nel 1683. Pubblicò poi un secondo lavoro sul magnetismo terrestre nel 1692, dove evidenziava che la Terra fosse formata da due gusci.

Halley suggerì che l’atmosfera interna doveva essere luminosa e che le aurore boreali venivano causate dalle emissioni di luce brillante attraverso la sottile crosta del polo.

Un po’ di tempo dopo, le teorie di Halley vennero riprese dal grande matematico svizzero Leonhard Eulero (1707-1783). L’eclettico studioso respinse l’idea dei pianeti multipli interni al pianeta Terra, sostituendovi quella di un unico sole che, secondo le sue deduzioni, dava calore e luce ad una civiltà sotterranea o degli Inferi. Eulero è conosciuto come uno dei più grandi scienziati del nostro pianeta e, nonostante la mancanza estrema di rigore che gli viene spesso rimproverata, tutti i sapienti sono concordi nell’ammettere come la sua prodigiosa attività e le sue qualità di pensatore ed inventore siano inimitabili, tanto da creare massimo rispetto e riverenza.
Eulero ed Halley non furono i soli a cimentarsi nella teoria della Terra cava.

La prima studiosa che affrontò questo tema fu Helena Petrovna Blavatsky, cofondatrice della Società Teosofica nel 1875, il cui scopo è quello di divulgare il pensiero teosofico secondo cui tutte le religioni ricondurrebbero ad un’unica grande verità divina.
Madame Blavatsky venne a conoscenza del Regno di Agharti da una visione, anche se di tale realtà se ne iniziò a parlare molti secoli prima, addirittura nella cultura e tradizione induista: Agharti (in sanscrito “l’inaccessibile”) sarebbe un regno sotterraneo con capitale Shamballah (in sanscrito “la città di smeraldo”) situata sotto l’Asia Centrale, nel vasto territorio che va dal deserto del Gobi alle impervie montagne del Tibet e del Nepal, dove dimorerebbero il Re del Mondo e le menti più grandi e sovra-sviluppate della Terra, passate presenti e future. Si ritiene che qui abbiano trovato rifugio, o meglio siano tornate alla loro terra d’origine, tutti i grandi personaggi della storia dell’umanità. La popolazione, infatti, è caratterizzata da esseri superiori capaci di cose inaudite, in grado di usare l’energia mentale – psichica, il vrill, per spostare oggetti, levitare e teletrasportarsi da un luogo all’altro. La loro potentissima tecnologia troverebbe risorsa dai megaliti situati nella superficie terrestre e, contrariamente all’uso che ne fa l’essere umano, viene utilizzata solo ed esclusivamente per scopi benefici e assolutamente costruttivi. Si ritiene inoltre che gli alieni, civiltà estranee al nostro pianeta, si siano insediati in questo Regno apportando la loro infinita conoscenza interstellare. Per ultimo, ma non meno importante, i residenti di Agharti sono un popolo estremamente pacifico e moralmente retto.

Numerose sarebbero le “porte di accesso” a questo Regno che si estende per vie sotterranee nel mondo intero. La più ricercata, e mai scoperta, è quella ai piedi della Sfinge nella piana di Giza in Egitto; altri ingressi, ovviamente ben occultati, si troverebbero nella foresta amazzonica, in Brasile  (le cui entrate sarebbero protette da tribù di indios), ed in Siberia.
Uno di questi vani al mondo sotterraneo, si troverebbe anche in Italia, situato proprio nell’Isola Bisentina, la seconda isola del Lago di Bolsena, ritenuta dal popolo Etrusco “sacra”.

Nonostante i suoi appena 17 ettari di superficie, quest’isola vanta un ricco ed affascinante complesso architettonico e paesaggistico: al suo interno infatti si trovano ben sette chiese, ognuna di fronte ad uno dei comuni che si affacciano sul lago; seguono il Convento Francescano, la Rocchina o chiesa si S. Caterina e la Cappella del Crocefisso con affreschi risalenti al 1400. Questo perché storicamente l’isola è sempre stata meta di grandi insediamenti, fin dal periodo della sua conquista da parte dei signori di Bisanzio nel 1200, che la incendiarono sterminandone gli abitanti.
Nel 1261, Papa Urbano IV riconquistò l’isola, distrutta nel 1333 da Ludovico il Bavaro, accusato d’eresia e scomunicato dal Papa. Dopo il 1400 l’isola conobbe un periodo di intensa prosperità e fu visitata da numerosi Papi. Il Duca di Castro, Odoardo Farnese, la governò nel 1635 ma, entrato  in conflitto con la chiesa, fu costretto ad abbandonarla.
In seguito a questo tragico episodio, l’isola Bisentina tornò nelle mani della chiesa ed infine privatizzata.

 

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