Il Festival del Cinema Spagna Lancia “ARRUGAS” : Distributrice Exit Media

Arriva in Italia il film spagnolo d’animazione ‘Arrugas’  di Ignacio Ferreras, la prima animazione nella storia dei Premi Goya a vincere come Miglior sceneggiatura adattata, oltre a essere coronata come Miglior film nel suo genere.

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La distribuisce (in versione originale sottotitolata in italiano) EXIT media, organizzazione promotrice di CinemaSpagna, il Festival del cinema spagnolo di Roma. E il festival ideato e diretto da Iris Martín-Peralta e Federico Sartori sarà proprio il trampolino di lancio per l’uscita del film, che lo accompagnerà nelle diverse tappe che CinemaSpagna intraprenderà nel corso dell’anno. Si inizia con Roma, dove il festival torna al Cinema Farnese Persol di Campo de’ Fiori dal 9 al 15 maggio,e apre la sua sesta edizione in grande stile con, “Blancanieves” di Pablo Berger, vincitore di 10 Premi Goya.
”Arrugas”, proiettato nell’ambito di Público Joven, Cinema in Versione Originale per scuole e licei, seguirà poi il festival a Bari, Trieste, La Spezia, Cagliari, Napoli, Milano e Bologna.

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Descrizione

Paco Roca ha raccontato la malattia dell’Alzheimer  e della demenza senile con delicatezza e umanità rendendo la storia di Emilio immortale. Emilio, un anziano direttore di banca affetto dal morbo di Alzheimer, è ricoverato dalla sua famiglia in una residenza per la terza età. In questo ambiente, egli apprende come convivere con i suoi nuovi compagni e con gli infermieri che li accudiscono, cercando di non sprofondare in una morbosa routine quotidiana.

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La lotta contro la malattia è sorretta dalla volontà di mantenere la sua memoria e di evitare di essere portato all’ultimo piano, quello del non ritorno. La mancanza di memoria – dai ricordi alle cose più semplici, come il saper mangiare o il vestirsi – la mancanza di contatto con la realtà, il disagio dei famigliari e dei pazienti nei confronti della malattia, sono descritti con un misto di umorismo e commozione.E’ un film che dovrebbe essere visto da tutti coloro che desiderano cambiare il nostro mondo diventato poco sensibile a queste tematiche.

Baths near Rome : Lazio and its Thermal Baths

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The Roman baths represented a place for the wellbeing in the modern sense
of the word. In the early Republican era the Romans used to have an open air
bath with cold water, but soon many Romans used a room of their houses as
a bathroom, which became heated and increasingly large, with more rooms
used for sauna, massages or just relaxation.
Nowadays we can still admire the remains of the grand thermal buildings that
were built during the empire, that represented a social institution in every
respects. In fact the baths were open to everybody, regardless of their social
class, and the Romans frequented them almost daily. This was their favorite
pastime, and the reason why the design and the construction of the
structures were meticulous in details.
The spaces dedicated at the thermal complex were wide and divided into
different zones with different temperatures. The windows were enormous because more sunlight meant less heating, but there were problems since the
windows as well as store heat than disperse it, so the Romans invented the
double glazing… Yes, double glazing already existed two thousand years
ago! As a matter of fact, the space between the two panes avoid the heatloss.
The entire thermal system was heated by a smart network of channels
carrying the hot air under the floor and through holes in the walls. Where it
was possible the thermal plant was directly feed by hot springs, otherwise
the air heating system warmed also the water circulating inside the complex,
using the principle that hot water tends to rise and the cold one tends to fall,
allowing the cycle of water without the use of a pump.

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The Baths of Caracalla are one of the most impressive examples of
spas in the ancient imperial Rome. They are at the foot of
the Aventine and could fit up to 1.500 people.
Although the complex was very lavish, spas
were intended for mass use.

Isola Bisentina sul Lago di Bolsena: Entrata nel Misterioso Mondo di Agarthi

All’alba dei tempi i tre fratelli Zeus, Poseidone e Ade sconfissero i Titani, loro genitori, e si divisero il creato: i cieli e gli oceani ai primi due, il regno dei morti, con l’inganno, al terzo.

Osiride, in greco Busiris, proviene da Dedu. A Menfi spodestò Sokaris e ad Abidos divenne il signore del regno dei morti. Raffigurato come una colonna spezzata nel punto del capitello.

Dio dell’ordine naturale, accompagnato da Anubis e dalla coppia Up-Nat, unificò la IX provincia che prese il nome di “Casa di Osiride” ,oggi nota come Abusir.

Il Tau, in Egitto, era un tavolo a forma di “T” (molti esemplari sono stati trovati nelle gallerie dei templi), ove venivano legati gli iniziati, lasciati per tre giorni e tre notti in un sonno profondo, chiamato “Sileam”; sonno che permetteva al loro spirito di parlare con gli Dèi e visitare il mondo dell’Ade. Era un’usanza comune con l’Islam, ove l’iniziato veniva lasciato in una cripta di un tempio o in una grotta sotterranea. In Egitto lo si poneva nel sarcofago della camera del re della Grande Piramide, dove veniva iniziato da Osiride e da Thot, dio della sapienza.

Si dice che negli antichi riti egizi si trovino le radici dei riti Massonici e dei Templari, risalenti fino alla storia di Hiram Abif e i segreti della tecnica di costruzione.

Gli spagnoli parlano di sessanta giorni e sessanta notti di pioggia incessante. Dopo il Diluvio, Viracocha si stabilì nell’isola sul lago Titicaca e plasmò gli uomini d’argilla e vi soffiò dentro la vita, insegnò loro il linguaggio e le scienze, i costumi e li distribuì nel mondo volando da un continente all’altro. Si diresse poi a Tiahuanaco; da qui inviò due emissari a ovest e a nord. Lui prese la strada per Cuzco. Sopra una carta geografica possiamo tracciare la cosiddetta “Rotta di Viracocha” che passa da Pukara, città distrutta dalla caduta di un fuoco dal cielo, come avvenne per Sodoma e Gomorra. Pukara è equidistante sia da Tiahuanaco che da Cuzco.

Agarthi: un mistero tra leggenda e destino

Agarthi (detto anche, a seconda delle varie traslitterazioni, Aghartta o Agartha o Agharti, con significato di “L’Inaccessibile”) è un regno leggendario che si troverebbe  all’interno della Terra, descritto nelle opere dello scrittore Willis George Emerson (1856 – 1918): il concetto su cui si basava Emerson era legato alla teoria della Terra Cava ed è un soggetto popolare soprattutto nel campo dell’esoterismo.

Negli ultimi tempi la teoria della Terra cava, ospitante nel suo interno vita minerale, vegetale, animale ed umana, è stata contestata da più parti per la sua inconsistenza scientifica. Ad una attenta analisi ci si accorge però che in Europa, già dal XVII° secolo, era iniziato uno studio serio ed inoppugnabile per opera dell’inglese Edmond Halley. Egli è stato il grande pioniere scientifico della Terra cava, nonostante oggi sia noto in tutto il mondo come lo scopritore della cometa che ancora porta il suo nome. Nacque ad Haggerston nel 1656, nei pressi di Londra. Iniziò, giovanissimo, gli studi celesti e a vent’anni intraprese lunghi viaggi nell’emisfero sud per stilare un catalogo delle stelle boreali.

Risalta soprattutto la sua opera pionieristica nello studio della Terra, a riguardo della quale propose una teoria strabiliante.

Formulò un’ipotesi incredibile: era possibile la presenza di più poli magnetici.
Da questa ipotesi si poteva risalire alla struttura della Terra come costituita da un involucro esterno e da un nucleo interno separato. Tali geoidi concentrici possedevano ognuno il proprio asse di rotazione con i rispettivi poli magnetici Nord e Sud. I suddetti assi però dovevano essere leggermente inclinati l’uno rispetto all’altro. Si poteva spiegare inoltre, ammettendo una leggera differenza nella velocità di rotazione, il lento spostamento della posizione del polo Nord, in quando i diversi poli, nel loro movimento, cercavano di agganciarsi l’uno con l’altro.
A questa conclusione Halley arrivò nel 1683. Pubblicò poi un secondo lavoro sul magnetismo terrestre nel 1692, dove evidenziava che la Terra fosse formata da due gusci.

Halley suggerì che l’atmosfera interna doveva essere luminosa e che le aurore boreali venivano causate dalle emissioni di luce brillante attraverso la sottile crosta del polo.

Un po’ di tempo dopo, le teorie di Halley vennero riprese dal grande matematico svizzero Leonhard Eulero (1707-1783). L’eclettico studioso respinse l’idea dei pianeti multipli interni al pianeta Terra, sostituendovi quella di un unico sole che, secondo le sue deduzioni, dava calore e luce ad una civiltà sotterranea o degli Inferi. Eulero è conosciuto come uno dei più grandi scienziati del nostro pianeta e, nonostante la mancanza estrema di rigore che gli viene spesso rimproverata, tutti i sapienti sono concordi nell’ammettere come la sua prodigiosa attività e le sue qualità di pensatore ed inventore siano inimitabili, tanto da creare massimo rispetto e riverenza.
Eulero ed Halley non furono i soli a cimentarsi nella teoria della Terra cava.

La prima studiosa che affrontò questo tema fu Helena Petrovna Blavatsky, cofondatrice della Società Teosofica nel 1875, il cui scopo è quello di divulgare il pensiero teosofico secondo cui tutte le religioni ricondurrebbero ad un’unica grande verità divina.
Madame Blavatsky venne a conoscenza del Regno di Agharti da una visione, anche se di tale realtà se ne iniziò a parlare molti secoli prima, addirittura nella cultura e tradizione induista: Agharti (in sanscrito “l’inaccessibile”) sarebbe un regno sotterraneo con capitale Shamballah (in sanscrito “la città di smeraldo”) situata sotto l’Asia Centrale, nel vasto territorio che va dal deserto del Gobi alle impervie montagne del Tibet e del Nepal, dove dimorerebbero il Re del Mondo e le menti più grandi e sovra-sviluppate della Terra, passate presenti e future. Si ritiene che qui abbiano trovato rifugio, o meglio siano tornate alla loro terra d’origine, tutti i grandi personaggi della storia dell’umanità. La popolazione, infatti, è caratterizzata da esseri superiori capaci di cose inaudite, in grado di usare l’energia mentale – psichica, il vrill, per spostare oggetti, levitare e teletrasportarsi da un luogo all’altro. La loro potentissima tecnologia troverebbe risorsa dai megaliti situati nella superficie terrestre e, contrariamente all’uso che ne fa l’essere umano, viene utilizzata solo ed esclusivamente per scopi benefici e assolutamente costruttivi. Si ritiene inoltre che gli alieni, civiltà estranee al nostro pianeta, si siano insediati in questo Regno apportando la loro infinita conoscenza interstellare. Per ultimo, ma non meno importante, i residenti di Agharti sono un popolo estremamente pacifico e moralmente retto.

Numerose sarebbero le “porte di accesso” a questo Regno che si estende per vie sotterranee nel mondo intero. La più ricercata, e mai scoperta, è quella ai piedi della Sfinge nella piana di Giza in Egitto; altri ingressi, ovviamente ben occultati, si troverebbero nella foresta amazzonica, in Brasile  (le cui entrate sarebbero protette da tribù di indios), ed in Siberia.
Uno di questi vani al mondo sotterraneo, si troverebbe anche in Italia, situato proprio nell’Isola Bisentina, la seconda isola del Lago di Bolsena, ritenuta dal popolo Etrusco “sacra”.

Nonostante i suoi appena 17 ettari di superficie, quest’isola vanta un ricco ed affascinante complesso architettonico e paesaggistico: al suo interno infatti si trovano ben sette chiese, ognuna di fronte ad uno dei comuni che si affacciano sul lago; seguono il Convento Francescano, la Rocchina o chiesa si S. Caterina e la Cappella del Crocefisso con affreschi risalenti al 1400. Questo perché storicamente l’isola è sempre stata meta di grandi insediamenti, fin dal periodo della sua conquista da parte dei signori di Bisanzio nel 1200, che la incendiarono sterminandone gli abitanti.
Nel 1261, Papa Urbano IV riconquistò l’isola, distrutta nel 1333 da Ludovico il Bavaro, accusato d’eresia e scomunicato dal Papa. Dopo il 1400 l’isola conobbe un periodo di intensa prosperità e fu visitata da numerosi Papi. Il Duca di Castro, Odoardo Farnese, la governò nel 1635 ma, entrato  in conflitto con la chiesa, fu costretto ad abbandonarla.
In seguito a questo tragico episodio, l’isola Bisentina tornò nelle mani della chiesa ed infine privatizzata.

 

Astrambiente Presenta : Silva Hotel Splendid & Spa

Astrambiente ha scelto per voi una struttura veramente rilassante e in armonia con l’ambiente che la circonda : un luogo dove rilassarsi e passare un periodo per rimettersi in sesto.

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L’ Hotel dispone di 11 sale meeting interne modulabili, con capienza fino a 300 posti a platea ottime  per  attivita’  di  formazione  e  convegni,  e strutture esterne walking distance dalle 500 alle 3000 persone; inoltre internamente   è presente una bellissima SPA di oltre 1200 mq classificata tra’ le 10 SPA piu’ importanti a livello nazionale.

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Il Silva Splendid occupa una posizione ideale tra 2 sorgenti termali a Fiuggi e vanta un proprio centro benessere provvisto di saune, 2 ristoranti e camere dotate di connessione Wi-Fi gratuita, pantofole e accappatoi di lusso.

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Circondato dal proprio castagneto e da giardini ombreggiati, il Silva Hotel Splendid presenta una piscina all’aperto e un parcheggio gratuito.

Tutte climatizzate, le sistemazioni dello Splendid sono fornite di un set per la preparazione di tè e caffè, di un balcone con vista sul giardino e di una TV satellitare con canali Sky e in lingua russa, inglese e tedesca.

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Caratterizzata da una vista sul giardino, La Veranda vi attende per gustare la colazione a buffet o uno snack, mentre il ristorante Le Fonti propone specialità italiane e locali in un’atmosfera semplice ed elegante. Potrete inoltre richiedere cibi per celiaci.

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Il centro benessere comprende una piscina coperta, una palestra, trattamenti di bellezza e programmi dietetici. È possibile noleggiare biciclette da corsa e mountain bike.

Camere: 118

Le tariffe concorrenziali, i  servizi, l’attenzione e la cortesia offerta ai  clienti sono il valore aggiunto.

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Per informazioni  rivolgersi a :

 

Marco Marchegiani                                                        

Cell. 339/8366995

Head of MICE & Corporate Department

Silva Hotel Splendid Spa and Congress

Corso Nuova Italia, 40

03014 Fiuggi (FR)

Tel. +39 0775 515791

Fax + 39 0775 506546

Numero Verde 800 362 605

commerciale@silvasplendid.it

www.silvasplendid.it

 

L’Arco e la Porta delle meraviglie tra Foro Boario e il Velabro

Al tempo del Papa Pio IV, nella metà del ‘500, arrivò a Roma un Goto di cui non si ricorda il nome, con un libro antichissimo nel quale si parlava di un tesoro con il segno di una serpe ed una piccola figura di bassorilievo che da un lato stringeva una cornucopia e dall’altro braccio indicava con l’indice teso la terra. Nel suo affannoso cercare tra i monumenti e le statue di Roma, trovò i segni proprio su di un fianco dell’arco. Si precipitò dal Papa  e chiese l’autorizzazione a scavare . Il Papa concesse tale privilegio a patto che il tesoro se trovato doveva essere consegnato alla città di Roma. Così fatte le dovute promesse iniziò il lavoro .  Aprìuna buca  e trovò una porta che immettevs in un ingresso umido.  Una volta calatosi al suo interno la porta nascosta si chiuse del Goto non si seppe più nulla! Questo è ciò che ci indica la storia, ma…

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Probabilmente, risalgono al Medioevo i numerosi fori che si notano sui pilastri e tra le decorazioni scultoree dell’arco. Perché, era assai diffusa la credenza popolare, in quell’epoca, che effettivamente l’arco nascondesse delle inestimabili ricchezze. Perché un detto popolare citava, “tra la vacca e il toro, troverai un gran tesoro”, e tali animali effettivamente erano rappresentati proprio su quest’arco e in nessun altro. E quei fori attestano realmente la volontà di tanti di trovare un tesoro fatto di monete d’oro e gemme nascosto al suo interno dai ricchissimi Argentarii.

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Ma il Mistero non finosce qui. Nel 1601 di fronte all’ingresso di San Giorgio Al Velabro, una donna improvvisamente sentì il terreno mancarle sotto i piedi. Non fece  in tempo ad avanzare di un passo che sfrofondò. Nessuno riuscì più a ritrovarla. Forse quello sprofondo non sarebbe altro che l’uscita di sicurezza usata dal Goto per fuggire.

Tra Foro Boario e il Velabro in tempi lontani c’era la palude fluviale e il pastore Faustolo raccolse Romolo e Remo.

 

Dalla Porta Alchemica di Roma alla Porta degli Dei

Forse non tutti sanno che a Roma, a Piazza Vittorio esiste una Porta  Magica ormai quasi dimenticata.

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Alla fine del 1600 la Regina Cristina di Svezia decise di abdicare il trono e di stabilisri a Roma. Riunisce intorno a se un gruppo di studiosi, una rispettabilissima cerchia di ermetici ed alchemici che attraverso studi del pensiero magico vogliono sperimentare la possibilità di dominare e controllare la natura.

Tra i tanti studiosi illustri si annoverano  il medico Francesco Burri, il tedesco Athanasius Kirker e il marchese Massimiliano Palombara. Ed è proprio nella villa del Palombara che si riuniva il gruppo di ermetici. Proprio quì nel giardino della superba dimora romana era collocata la Porta Magica uno dei pochi monumenti alchemici sopravvissuti al mondo. Ancora oggi possiamo ammirare questa enigmatica Porta ma occorre fare in fretta perchè giace in uno stato di profondo abbandono e l’incuria degli uomini la sta portando inesorabilmente verso la distruzione.

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Nella seconda metà del Seicento l’intera area di piazza Vittorio era occupata dalla maestosa villa di Massimiliano Palombara , marchese di Pitraforte, studioso di filosofia e scienze occulte. Si racconta che un giorno mentre camminava nei viali della sua villa sentì una voce e come in un sogno gli apparve San Giovanni che gli rivelò i segreti dell’alchimia, della pietra filosofale e della trasmutazione.

Dopo quella visione , il marchese si fa costruire un laboratorio accanto alla sua villa e li si dedica allo studio del mistero della pietra filosofale. Si racconta che una notte del 1660 un misterioso pellegrino , forse Francesco Giustinino Bono, famoso alchimista del tempo arriva presso la villa del marchese in cerca di ospitalità. I marchese generosamente gli offre ospitalità dandogli un riparo. Al mattino  chiede al marchese di poter utilizzare il suo laboratorio per dedicarsi alla creazione della pietra filosofale.Il pellegrino trscorse tre giorni chiuso nel laboratorio a mescolare erbe magiche ed elementi chimici. Poi scomparve definitivamente lasciando però sul tavolo de l laboratorio alcuni grammi di oro purissimo a testimonianza che l’esperimento era riuscito. Vicino al prezioso metallo una pergamena con sopra una formula misteriosa scritta in latino con strani segni cabalistici.

Il marchese Palombara cercò in tutti i modi di interpretare l’enigmatico testo man non riuscì a venirne a capo e a trasformare il vile metallo in oro.Per far si che qualcuno ci potesse riuscire nel tempo fece incidere sullo stipite della porta del laboratorio la formula misteriosa. Sul gradino della stessa porta fece aggiungere la scritta in latino la cui traducione è:” E’ opera occulta del vero saggio aprire la terra affichè generi salvezza per il proprio popolo”. Tutte le frasi ci aiutano forse a scoprire qualcosa di più prezioso e di molto raro? Il mistero rimane li a Piazza Vittorio.

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Si trova vicino al lago Titicaca, in Perù, su un altopiano a 4 mila metri di altitudine. Si tratta della cosiddetta “Valle degli Spiriti” che ospita una struttura enigmatica conosciuta come la “Puerta de Hayu Marca” o, più semplicemente, la “Porta degli Dei” e ancora “Porta delle Stelle”.

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Ci fa ricordare la mitica porta cinematografica di Stargate. Quella situata in Perù è reale ed è scavata nella roccia di granito rosso che, tra altre rocce e pareti sassose, appare nel nulla. L’intera struttura misura 7 metri di altezza e 7 di larghezza e contiene, incastonata, una piccola fessura alta 2 metri nel cui centro, appare distinguibile, una piccola depressione circolare.

Gli indiani, nativi della zona, narrano di un passaggio verso il paese degli Dei. Pare, infatti, che in passato attraverso questa porta gli Dei siano giunti sulla Terra per ispezionare le terre del loro regno.

Etruria : mito, leggende dell’invisibile porta di accesso al Mondo sotterraneo

Etruria e l’Invisibile Porta di Accesso al Mondo Sotterraneo.

Gli Etruschi sono uno dei popoli più enigmatici del nostro territorio .Dalle loro avanzatissime conoscenze, dai riti e dalle loro credenze emergono una serie di somiglianze con altre antiche civiltà come quella dei Celti e degli Inca.
Plinio, nel descrivere le città e i popoli dell’Etruria al tempo di Augusto, parla di VESENTINI, antichi abitanti della città  Etrusca di VESENTUM, situata sulla sponda meridionale del Lago di Bolsena, sul colle  che da essa ha ereditato il nome MONTE BISENZIO.

“Fra gli Etruschi…e noi [Romani] c’è questa differenza: noi riteniamo che i fulmini scocchino quando c’è stato uno scontro di nuvole, essi credono invece che le nuvole si urtino per far scoccare i fulmini. Infatti, dal momento che attribuiscono ogni cosa alla divinità, essi sono convinti non già che le cose abbiano un significato in quanto avvengono, ma piuttosto che avvengono perché debbono avere un significato” (Seneca, Nat. Quaest., 2, 32)
 
In questo brano di Seneca troviamo  l’idea di base  della religione etrusca e di tutta la  concezione della vita : che qualsiasi fenomeno naturale  è  l’espressione della volontà divina . E’ un segnale che la divinità invia all’uomo e il suo dovere  è fare il possibile per capirlo adeguandosi ad esso.

Il centro sacrale di questa terra si troverebbe sul Monte Labbro, non molto lontano da S.Fiora, sul versante sud-ovest del Monte Amiata.

Santa Fiora è citata da Dante Alighieri nel VI canto del Purgatorio della Divina Commedia,
Vieni a veder Montecchi e Cappelletti,
Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura:
color già tristi, e questi con sospetti!
Vien, crudel, vieni, e vedi la pressura
d’i tuoi gentili, e cura lor magagne;
e vedrai Santafior com’è oscura!

Ogni anno i re-sacerdoti etruschi, chiamati ‘lucumoni’ (Lukmnes), si riunivano a Volsinii , l’odierna Bolsena sul lago di Bolsena, centro morale, religioso e politico di tutta l’Etruria, capitale della confederazione delle dodici città-stato etrusche.
Gli Etruschi avevano un rapporto molto stretto con il ‘magico’ che studiavano e  decodificavano grazie a norme e principi tratti da discipline come ad esempio la numerologia e l’astrologia.

Il culto della natura, la divinazione della “Madre Terra”, il legame tra le “Vie di Pietra”celtiche e le Vie Cave” etrusche, direttrici di quel magnetismo terrestre che avrebbe condotto alla conoscenza, sono solo alcune delle somiglianze inspiegabili tra queste antiche civiltà così lontane nel tempo e nello spazio.

È proprio dall’osservazione delle “Vie Cave”, immani precipizi, nascosti nella vegetazione e scavati con il solo aiuto di scalpelli e piccoli martelli, che  potrebbe dare un aiuto a capire il mistero degli etruschi. Uno squarcio profondo trenta metri, scavato nelle profondità di quella Terra che gli Etruschi consideravano sacra.

Lo studio delle vie cave solleva interrogativi inquietanti: a cosa potevano servire queste opere colossali? Perché ogni via cava passa per una necropoli? Perché dalle alte pareti si affacciano continuamente aperture di tombe antiche? Perché chiese templari e romitori come questo sono sorti nelle loro vicinanze? E come mai alcuni credono che, ancora oggi, questi luoghi abbiano un “potere” particolare, tanto da celebrare al loro interno riti di iniziazione spirituale?
La spiegazione del mistero sarebbe da cercare nell’origine dei riti e dei miti etruschi.
La dea creatrice per gli Etruschi è Uni, la Madre Terra. Il suo potere sacrale ispira  tutta l’arte etrusca, terrena e ultraterrena.
Secondo la leggenda è il primo re-sacerdote Tarkun  a ricevere gli insegnamenti sacri direttamente da un essere soprannaturale: Tages, fanciullo con voce da anziano, che sorge dal solco di un aratro nella Terra.

Tages, prima di inabissarsi nel sottosuolo, detta a Tarkun e ai dodicisacerdoti etruschi (i Lucumoni) i Libri Acherontici: testi sacri sul viaggio delle anime oltreil fiume dell’Aldilà, verso il regno sotterraneo di Ade e Persefone. E’ il libro dei morti etrusco, la via d’accesso agli inferi. Per gli Etruschi esisteva dunque nel sottosuolo una divinità dispensatrice di forza e conoscenza. Tutto il loro culto della Terra è la penetrazione fisica e rituale del mondo sotterraneo, alla ricerca di sapere e di potere sacro.
Ma c’è un’altra civiltà arcaica che onora lo stesso culto: sono gli Inca dell’antico Perù.
L’oscuro regno sotterraneo di Ukupacha è analogo agli inferi etruschi, e il suo signore,Washarinka, quando viene evocato dai sacerdoti Inca emerge, come Tages, a dispensare potere e conoscenza.
Ma questa non è l’unica analogia trale due civiltà…

Le vie cave sarebbero, dunque,cammini sacri, passaggi rituali che conducevano dalle città dei vivi a quelle dei morti. La loro profondità sarebbe servita a renderli più vicini al sottosuolo, a contatto con quella che gli Etruschi consideravano la fonte diretta del potere sacro. In che modo questa ipotesi sarebbe allora legata alla scomparsa degli etruschi?

La mappa delle vie sacre finora rinvenute mostra come la loro distribuzione sembri obbedire ad un grande disegno geometrico. E’ come se tutte le vie cave convergessero verso un preciso centro geografico: il lago di Bolsena. Velzna era l’antico nome dell’attuale Bolsena, il più grande lago vulcanico d’Europa. Intorno al lago sorgeva il Fanum Voltumnae, il più importante bosco sacro dell’Etruria, dedicato alla dea dell’acqua. Il lago fu scelto dai sacerdoti come omphalos, cioè ombelico sacro di tutta la civiltà etrusca.
Qui,una volta l’anno, i dodici Lucumoni si riunivano per celebrare l’unità spirituale del popolo etrusco. Al centro del lago sorgono due isole: la Martana e la Bisentina. Quest’ultima era considerata dagli Etruschi un’isola sacra, il vero cuore geografico e spirituale di tutta la “nazione” etrusca. Il maggiore tempio sacro, però, non è mai stato ritrovato e testi antichi fanno pensare che fu probabilmente occultato dagli stessi sacerdoti, insieme alle sue torri d’oro e ai suoi tesori segreti.
 Il lago di Bolsena ha però una somiglianza impressionante con l’andino Titikaka, lago sacro e centro spirituale della civiltà Inca.

Anche sul Titikaka affiorano due isole, e anche lì, gli Inca ne scelsero una come loro ombelico sacro. Sotto le sue acque i sacerdoti ritenevano infatti che abitasse lo spirito di Washarinka.

Per entrambe le civiltà, dunque, l’isola sul lago rappresentava la porta di comunicazione con l’oscuro e sacro mondo dell’aldilà. Proprio come per gli Inca, alcuni pensano che una parte del popolo etrusco possa allora aver deciso di scomparire inabissandosi nel sottosuolo. In quest’ipotesi fantasiosa, l’Isola Sacra Bisentina rappresenterebbe uno degli accessi alla mitica e favolosa Agarthi.

Livio, pur nominando più volte il Fanum, non ne fornisce l’esatta ubicazione: “Così, le due città, inviati gli ambasciatori ai dodici popoli chiedendo che fosse indetto un concilio di tutta l’Etruria presso il Fanum Voltumnae…”; “Le assemblee per stabilire se muovere guerra si tennero presso Volsci ed Equi e in Etruria, presso il Fanum Voltumnae…”; “essendosi tenuto un grande raduno degli Etruschi presso il Fanum Voltumnae…”.
Presso il Santuario di Voltumna si svolgeva “ogni primavera, il congresso federale delle 12 città etrusche .  Il congresso prendeva prima in esame gli affari comuni di carattere generale, e quelli di politica estera,deliberava la pace e la guerra…
Nel tempio di Voltumna veniva affermata l’unità della nazione… della lingua, e, soprattutto, della comune fede religiosa… Il FANUM VOLTUMNAE, espressione viva dell’unione e della fede del popolo etrusco, non cessò mai, anche dopo la conquista romana, di rappresentare il ‘cuore’ dell’Etruria…”.
Un’altra ipotesi piuttosto recente suggerisce che il Santuario Federale degli Etruschi si trovasse presso la “Civita” di Grotte di Castro: infatti, nella pianura intorno alla chiesa di San Giovanni in Val di Lago, sulla costa del lago di Bolsena, “sino al 1799… ogni anno il 24 giugno… aveva luogo una antica e rinomata fiera, frequentata anche dagli abitanti limitrofi della bassa Toscana e dell´Umbria” .